Incrocio

Varcare la soglia del Bonadies è sempre un’emozione! Ricordi, volti, nomi, avvenimenti, si ripresentano davanti agli occhi ma soprattutto nel cuore. Per chi come me viveva in periferia, il Bonadies era il punto di ritrovo e, si badi bene, all’epoca anche le partite di pallone vedevano giocare “Raviell contro a Chiazz” (Piazza Fontana), vale a dire che Ravello era considerata solo piazza Duomo allora Vescovado, mentre tutto il resto del paese erano “semplici frazioni”.

La mia infanzia e adolescenza sono trascorse praticamente al Bonadies, a fare da osservatore ai “grandi” che giocavano a carte: mast Eugenio (mio padre), mast Affonz, mastu Pietro, e tanti altri artigiani (mast) ed operai di periferia seduti d’estate sotto gli archi; o a giocare interminabili tornei di calciobalilla; o più semplicemente a guardare Peppino Carrano, dilettante ciclista di belle speranze, che metteva a punto la sua bici per la prossima corsa in uno dei tanti “anfratti” del Bonadies. Si perché è proprio così che me lo ricordo da bambino: una serie infinita di ambienti disarticolati, un labirinto di scale e porte, un luogo dal gusto della scoperta continua e del rimescolamento.

I sapori e i ricordi dell’infanzia, si sa, sono i più belli, ma nel caso del Bonadies quel suo lento e continuo divenire in una trasformazione costante, semplice, minima ma senza interruzione, lo ha portato quasi a crescere con me, facendogli perdere il fascino del passato che non torna più, ma facendogli conquistare il ruolo di compagno di vita. La pizza del sabato sera che “Ciccill e mast’Andrea” sfornava e serviva nella carta ruvida, accompagnata da una gazzosa dal costo complessivo di lire 110, consumata sul sedile di piazza Fontana di fronte al Bonadies, aveva sapori che si sono perduti nel tempo. L’intera struttura diventava funzionale a qualsiasi evento o situazione di vita quotidiana, finendo per rappresentare il perno intorno al quale tutto si muoveva: Un incontro politico? Al Bonadies; un soppalco naturale? Il piano d’ingresso del Bonadies; il riparo per uno scroscio improvviso d’acqua? Gli archi del Bonadies; finanche i nostri giochi, nascondino, cavallina, tocca e scappa, ruotavano e si sviluppavano intorno al Bonadies.

E’ quasi fisiologico per me sentire questa struttura come una parte della mia vita, troppe immagini, troppe circostanze, troppe abitudini ruotano intorno ad essa, un vero e proprio snodo della quotidianità di tanti di noi, di tutti quelli esterni al cerchio del Vescovado, di tutti quelli che anche da morti nella bara si sono visti consegnare dalle spalle affettuose e calde di amici e parenti al freddo carro funebre lì davanti al Bonadies. La conoscenza più profonda ed intima che da adulto mi ha legato ad Andrea Carrano e la sua famiglia, è stata solo il perfetto suggello al connubio con il Bonadies. Uno degli amici più sincero e affettuoso, uno fra i migliori collaboratori che ho avuto nella mia esperienza sindacale a Ravello. Volli fortemente Andrea nella mia squadra non tanto per la nostra amicizia, ma proprio per la sua testimonianza di vita: quello che Andrea è stato capace di fare per il suo Bonadies, io dovevo essere capace di fare per la nostra Ravello. Andrea aveva saputo trasformare una serie di ambienti che nel tempo avevano perso qualsiasi collegamento fra di loro, in un unicum armonioso e funzionale, io dovevo riuscire a rendere Ravello una sinfonia partendo da note melodiose ma assolutamente scollegate. Credo che ripercorrere la storia di questa famiglia e dell’albergo Bonadies possa essere utile esercizio di vita per quanti si prefiggono di dare un senso alla loro attività e un’attività ai loro sensi.

Secondo Amalfitano, ex Sindaco di Ravello

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